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DIETA O STILE DI VITA?

 

Sfogliando qualche rivista, guardando la  tv, o navigando su internet ci si imbatte sempre più spesso in nuove diete o nuovi prodotti sempre più “miracolosi” che promettono risultati rapidi e senza sforzo.
Purtroppo, con queste promesse, è facile fare presa sulle persone che vivono il disagio del loro eccesso di peso e che sentono profondamente la necessità di operare un cambiamento per migliorare il loro aspetto e soprattutto le loro condizioni di salute.
Così ci si affida a questa o a quella soluzione, arrivando a sperimentare talvolta diete estreme.
Ma questi regimi poco equilibrati non sono sostenibili nel lungo termine dal soggetto, e non lo educano ad un corretto stile di vita.
Presto o tardi la persona interrompe la dieta e torna al punto di partenza, in un circolo vizioso ripetuto tante volte (e pure dannoso perché questo continuo saliscendi del peso riduce la preziosa massa muscolare).
L’errore di fondo è considerare la dieta come un breve periodo di restrizione alimentare per dimagrire, terminato il quale si riprende lo stile di vita precedente.
Questo tipo di ragionamento è completamente sbagliato, e le diete che promettono miracoli in breve tempo, remano proprio in questa direzione errata.
L’approccio corretto invece è quello di individuare e rimuovere quelle cause che hanno generato l’eccesso di peso.
Se non affrontate e risolte, queste cause riprodurranno in breve tempo gli stessi effetti negativi.
Si tratta di scorrette abitudini alimentari, della carenza di attività fisica e anche di una cattiva gestione dello stress e dei problemi quotidiani, che inducono ad avere un rapporto inadeguato col cibo.
Se una persona ha la ferma volontà di migliorare la sua salute e il suo benessere, dovrà essere aiutata e sostenuta da uno specialista della nutrizione.
Lo specialista oltre alla preparazione di un piano alimentare, attraverso un dialogo costruttivo ed una costante collaborazione, guiderà la persona lungo questo percorso di rieducazione.
Un percorso sicuramente impegnativo ma capace di produrre un vero cambiamento nella direzione della salute.

 

 

 

QUANTO CONTA REALMENTE IL PESO

 

Nelle campagne pubblicitarie la prima promessa che viene fatta è quella di : “perdere rapidamente peso!” . Questo è un messaggio molto fuorviante, se non addirittura pericoloso dal punto di vista clinico. Innanzitutto perché quando si perde peso bisogna capire che cosa realmente si sta perdendo… Il peso infatti è la somma delle varie masse che compongono l’organismo : massa grassa, massa muscolare, tessuto osseo ecc. Il peso come valore complessivo quindi, ci dice ben poco della reale situazione di un paziente.
La massa grassa è povera di acqua e assolutamente inerte, ovvero non brucia calorie. Viceversa il tessuto muscolare è molto ricco di acqua ed è pura energia : più massa muscolare abbiamo più calorie bruciamo.
E’ importante quindi non solo la perdita di grasso, ma contemporaneamente un adeguato recupero di massa muscolare. Di conseguenza un corretto piano alimentare (integrato da una adeguata attività fisica) deve porsi come obbiettivo non tanto e non solo la riduzione del peso in senso lato, quanto principalmente la ridistribuzione delle masse. All’uopo è necessaria una preventiva valutazione della composizione corporea, attraverso la plicometria e la bio impedenziometria; un esame quest’ultimo che, se ben eseguito ( il paziente deve stare sdraiato su un lettino per almeno 5 minuti, dopodiché si esegue la rilevazione attraverso un bio impedenziometro professionale), ci dà la composizione corporea con la distribuzione in Kg e percentuali delle varie masse. Durante il percorso terapeutico, ai controlli si osserverà di volta in volta se il paziente sta effettivamente riducendo il tessuto adiposo in eccesso e potenziando la massa muscolare. Potrà capitare che il paziente abbia perso 7 Kg di massa grassa ed allo stesso tempo abbia guadagnato 5 Kg di massa muscolare : la bilancia segnerà solo 2 Kg in meno, ma in realtà in quel soggetto vi sarà stato un spostamento complessivo di masse per un valore di 12 Kg.
Viceversa un paziente che avrà perso 7 Kg di liquidi e massa muscolare, e contemporaneamente guadagnato 2 Kg di grasso risulterà 5 Kg più leggero sulla bilancia, ma in realtà è stato un calo di peso assolutamente inopportuno, perché il soggetto è ingrassato ed ha depauperato la sua preziosa massa muscolare, rallentando il metabolismo.
Questo a dimostrazione che il peso considerato come unico valore, non dice praticamente nulla.
Lo strumento utilizzato per la valutazione (bio impedenziometro) deve essere professionale, e la misurazione deve avvenire in posizione orizzontale; tutte le altre valutazioni (impedenziometri a mano, bilance per la misurazione delle masse ecc.) non daranno mai valori adeguati.
Inoltre l’esame delle pliche corporee è sempre da integrare per confrontare e confermare le rilevazioni del bio impedenziometro.

 

 

 

 

AMBIENTE FAMILIARE E ALIMENTAZIONE

 

L’importanza del fattore ambientale per una corretta alimentazione è spesso trascurata.
Quando si parla di sovrappeso od obesità legati a fattori genetici, spesso non si tiene conto che, a parte i casi abbastanza rari in cui vi è una diretta correlazione genetica, la maggior parte delle volte quello che si eredita sono le abitudini.
Un soggetto nato e cresciuto in ambiente familiare dove gli eccessi alimentari e uno scorretto stile di vita sono la norma, tenderà a riprodurre quello schema, nell’infanzia, nell’adolescenza ed inevitabilmente in età adulta.
Molte madri si preoccupano dell’eccesso di peso del proprio figlio, lo rimproverano ed a volte lo sottopongono a svariate analisi o a stressanti visite mediche di controllo, ma non badano minimamente alla qualità e soprattutto alla quantità degli alimenti che acquistano, o al metodo di cottura dei cibi.
In una famiglia nella cui dispensa è facile trovare "cibo spazzatura" in quantità industriale, o in cui si ha l’abitudine di cucinare in maniera molto raffinata i cibi, non si possono rimproverare i bambini o adolescenti che siano : essi non sono i decisori, non dispongono a piacimento del budget familiare e non possono stabilire cosa e quanto comprare.
Anche in questo caso più che cercare miracolose soluzioni quando ormai il problema ha assunto proporzioni notevoli, bisognerebbe rimuovere la causa all’origine.
Una più attenta e moderata spesa alimentare, un attenzione ai metodi di cottura, e l’abitudine ad una maggiore attività fisica, sarebbero un toccasana per tutta la famiglia, dal punto di vista della salute ed anche dal punto di vista economico.
Ogni genitore farebbe bene a riflettere su questo !

 

 

 

ALIMENTAZIONE E TERAPIA FARMACOLOGICA

 

Durante un trattamento farmacologico spesso viene posta scarsa attenzione al fattore alimentare.
Questo è un errore che in alcuni casi può ridurre o annullare i benefici del trattamento stesso.
Sono situazioni differenti ma alla fine hanno lo stesso inopportuno risultato.
In primo luogo farmaco e regime alimentare dovrebbero lavorare insieme.
Ad esempio nel caso di una terapia antinfiammatoria cronica sarebbe opportuno, unitamente all’assunzione del farmaco, evitare tutti quei cibi “pro infiammatori”, in particolare carni, insaccati, uova e formaggi, in quanto ricchi di una sostanza, l’acido arachidonico, da cui l’organismo sintetizza le prostaglandine, che sostengono il processo infiammatorio, riducendo quindi i benefici del farmaco.
Piuttosto bisognerebbe favorire invece quegli alimenti che hanno proprietà opposte, cioè antinfiammatorie (riso integrale, curcuma ecc.)
Lo stesso vale nei pazienti oncologici dove, insieme alla opportuna terapia, va sempre associato un adeguato regime alimentare che favorisca alcuni alimenti benefici a discapito di altri “proliferativi”.
In secondo luogo vi è il caso più ovvio dell’interazione diretta tra farmaco e alimento.
La somministrazione ravvicinata del farmaco e di alcuni cibi può contrastare l’assorbimento, o impedirne il trasporto, riducendo o annullando l’azione del farmaco stesso.
L’attenzione da porre a questi apparenti dettagli non va mai sottovalutata.
Ogni terapia farmacologica andrebbe quindi sempre associata ad un adeguato regime alimentare, al fine di avere una azione sinergica per un migliore e più efficace risultato.
Questo va ricordato soprattutto a chi fa largo uso delle “auto prescrizioni” senza ricorrere invece all’opportuno consiglio da parte del proprio medico.

 

 

 

SAPER CAMBIARE

 

Quando decidiamo di cambiare qualcosa nella nostra vita, nonostante le buone intenzioni volte a migliorare la nostra condizione (sia essa personale, professionale, o relativa alla nostra salute), ci scontriamo con quella parte di noi stessi che si oppone al cambiamento.
L’opposizione nasce da una recondita paura di fallire, che cerca di farci rinunciare all’impresa.
Spesso ci diciamo che stiamo bene così come siamo, per nascondere a noi stessi ed agli altri quella sottile ma inquietante paura di una sconfitta.
E’ come se due forze contrapposte si scontrassero dentro di noi : una positiva, ottimista, genuina, che spinge per migliorare la nostra condizione, e l’altra negativa, pessimista, sostenuta dalla paura, che tende ad annichilire ogni tentativo di cambiamento.
Meglio osare, anche rischiando di perdere, o non combattere del tutto ?
La risposta dovrebbe venire da una semplice considerazione.
La vita è una, ed una soltanto; se rinunciamo a qualcosa non potremo riavvolgere il nastro e riprendere da un punto precedente. Se ci nascondiamo per paura dell’insuccesso o di un ipotetico dolore che potremmo provare, rinunciamo alla vita stessa, che nel frattempo scorre via e finisce, lasciandoci stavolta sì nel più grande fallimento : quello di non averci mai provato, e di non aver lasciato nessun buon esempio a chi verrà dopo di noi.
E siccome i grandi cambiamenti nascono da tanti piccoli cambiamenti, cominciamo col migliorare la nostra salute : forse se ci sentiamo meglio fisicamente e siamo più sereni nell’animo, abbiamo anche la lucidità per capire quanto sia prezioso ogni attimo della nostra esistenza.

NON SOLO UNA DIETA

Quando si affronta il problema della cattiva alimentazione, la dieta e gli opportuni costanti consigli nutrizionali da parte dello specialista sono certamente componenti essenziali nel percorso di cambiamento di stile di vita che un soggetto deve realizzare.
Tuttavia pensare di ridurre il problema solo all’aspetto nutrizionale, o quantomeno separare l’aspetto tecnico da quello psicologico, è un errore piuttosto comune.
Per il paziente affrontare il cambiamento è molto impegnativo e deve trovare la massima comprensione ed il massimo sostegno da parte di chi lo guida in questo percorso.
Individuare e capire le cause delle difficoltà della singola persona, sapendo dare le giuste motivazioni ed un supporto psicologico costante, sono la reale ed unica chiave di successo.

 

 

 

 

CAUSA ED EFFETTO

 

Durante l’arco della nostra esistenza, ogni comportamento ripetuto nel tempo produce un certo risultato.
Se siamo pessimisti e iniziamo ogni nuovo progetto con sfiducia, la conseguenza naturale sarà il fallimento.
Se ripetiamo all’infinito una serie di errori ( in situazioni lavorative, sentimentali o altro ) inevitabilmente ci ritroveremo di fronte al medesimo sgradevole risultato.
Molti dicono di essere nati sfortunati, forse è vero, ma la loro vera sfortuna è quella di non riuscire a capire che ripetendo gli stessi errori finiranno di nuovo nello stesso vicolo cieco.
Basterebbe imparare dai propri errori ed evitare l’ennesima replica di comportamenti scorretti, per battere, nella maggior parte dei casi, la tanto odiata “sfortuna”.
Anche per quanto riguarda la salute, il fatalismo è l’atteggiamento più frequente.
Acciacchi, disagi fisici o psichici, od anche malattie più severe, le vediamo come una sorta di rischio, sul quale noi non abbiamo alcuna possibilità di controllo : se abbiamo fortuna tutto va bene, se no…
Ma questa è una semplificazione estrema, quasi come se le nostre scelte non contassero nulla.
Il rischio di possibili malattie, sopratutto nel caso di patologie con componente ereditaria, è legato strettamente al nostro stile di vita.
E’ bene aprire gli occhi su questo, e ricordare che la prevenzione, od ancorché la cura di queste patologie, non passa solo attraverso alimenti sani, diete speciali o miracolosi farmaci…
Vanno evitate le cause comportamentali che producono l’effetto malattia; e quelle cause, sarà forse banale ricordarlo, sono sempre le stesse : scarsa attività fisica, alimentazione scorretta ed eccessiva, fumo di sigaretta, abuso di alcol ecc.
Tutte queste componenti a loro volta hanno una radice psicologica, ad esempio la cattiva gestione dello stress quotidiano, le insoddisfazioni personali, l'incapacità di gestire adeguatamente i rapporti umani.
Non è facile, ma fintanto che nascondiamo a noi stessi i nostri veri problemi, difficilmente potremo risolverli.